giovedì 23 febbraio 2017

FRANCESCO PETRARCA

Oggi lezione di poesia 


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Pace non trovo, e non ho da far guerra;
e temo, e spero; e ardo, e son un ghiaccio;
e volo sopra il cielo, e giaccio in terra;
e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio.

Tal mi ha in prigion, che non mi apre né serra,
né per suo mi ritene né scioglie il laccio;
e non mi ancide Amore, e non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.

Veggio senza occhi, e non ho lingua e grido;
e bramo di perir, e cheggio aiuto;
e ho in odio me stesso, e amo altrui.

Pascomi di dolore, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte e vita:
in questo stato sono, donna, per voi.
 
 
 In classe dopo averla letta più volte, questa poesia è diventata oggetto di comprensione.
ci siamo chiesti: che problemi ha una persona che scrive una cosa simile e quelli  che seguono sono i commenti di alcuni ragazzi della 2^B:

Ichrak
Francesco Petrarca è un poeta che soffre per colpa dell'amore, per colpa di questa donna non pensa più a se stesso ma solo alla sua amata giorno e notte. Lui per prendere la sua decisione si sedette nel parco sotto un albero all'ombra, era confuso non trovava pace e non voleva la guerra, quando diceva che l'avrebbe dimenticata si trovava ancora a pensare a lei. Con la rabbia e l'amore brucava l'erba e si chiedeva perché, perché io l'amo con tutto il cuore e lei no? L'amo più di me stesso. Allora prese una margherita e cominciò a dire: mi ama, non mi ama, mi ama, non mi ama, mi ama, non mi ama “NON MI AMA?” disse Francesco. Lui era uscito nel parco pensando che la bellezza dell'universo in cui viviamo gli avrebbe fatto prendere la decisione giusta. Non contento prese un'altra margherita e anche questa aveva sei petali e cominciò a dire: non l'amo, l'amo, non l'amo, l'amo, non l'amo, l'amo. “LA AMO?”, lui adesso odia se stesso e ama gli altri...

Marie
Il poeta ha dei problemi sentimentali cioè d'amore, si trova in un manicomio. Ha questo problema perché lui è follemente innamorato di una donna, però la donna non gli dice ne si, ne no, allora lui ha avuto dei gravi problemi di cuore, anche psicologici, cioè si sente tormentato, si sente imprigionato. Lui dice di avere dei sentimenti profondi per la donna, però sa che la donna non ha i suoi stessi sentimenti. E questa cosa lo fa soffrire molto ora addirittura odia se stesso, ma ama altrui. Desidera anche di morire…

Maryam
Il poeta sembra confuso perché è innamorato di una donna e lei non si decide. Questo poeta è seduto nella sua camera da letto, triste, tutto confuso e ha scritto questa poesia per la sua amorosa, per non essere in una situazione di depressione. così non è in pace e non è in guerra.

Manal
Io penso che Francesco Petrarca ami una ragazza che gli ha spezzato il cuore, allora sta male e ha scritto questa poesia, oppure visto che nella poesia dice alla fine che è in questo stato per una donna, potrebbe essere che la ragazza lo ha mollato perchè non lo amava troppo. Nella poesia non si capisce tanto bene quello che è successo perché è lui che scrive la poesia anche se è confuso.
 
Moaad
Il poeta ha problemi d'amore, non riesce ad esprimere il suo amore verso questa donna. Per me si trova sopra a una torre e vede un gregge di pecore oppure sulla cima di un albero mentre guarda la donna dei suoi pensieri.
                                                       
Mohamed
Secondo me Francesco Petrarca ha tormenti in testa, è innamorato perso! Cerca di esprimere i suoi sentimenti attraverso le lettere per evitare una brutta e indimenticabile figura. Petrarca scrive dei vari sentimenti, non solo l'amore, parla pure di nostalgia, rabbia, per esempio ”E VOLO SOPRA IL CIELO E GIACCIO IN TERRA E NULLA STRINGO E TUTTO IL MONDO ABBRACCIO”
Il poeta usa un modo di scrittura di contrasti, perché appena scrive una frase ecco che subito il suo contrario emerge; come se volesse mettere su due piatti della bilancia: AMORE E ODIO, per avere un equilibrio nella sua vita..





giovedì 26 gennaio 2017

Gita al Museo

tra le attività proposte durante l'anno non mancano le visite ai musei.

presentiamo un piccolo video autoprodotto che abbiamo montato grazie al materiale fornitoci dalla 3^B 



Buona visione e alla prossima

la redazione 




giovedì 22 dicembre 2016

Racconto di Marie


Vi presentiamo un racconto costruito durante il laboratorio di "econarazione" dell'anno scorso. Si tratta di una storia nata ascoltando l'entomologo Accinelli che raccontava di un insetto rosso e nero che vive sotto le cortecce degli alberi ed è indigesto se mangiato.
Marie, immaginando questo animaletto odiato dagli uccelli, ha inventato questa storia:


IL POVERO PIRROCORIDE (Marie)



C’era una volta un pirrocoride, un insetto di colore rosso, con i puntini neri, uguale alla coccinella. Agli uccelli non piaceva mangiare questo insettino perché provocava il mal di pancia. Un giorno arrivò una bambina di nome Tenera. Tenera era bellissima, molto simpatica, aveva i capelli azzurri, gli occhi azzurri, un vestito azzurro e le scarpe azzurre. Indossava sempre una collana a forma di cuore con scritto tenera.
Tenera viveva insieme a sette uccellini tutti di colore diverso: viola, rosso, verde, arancione, giallo, bianco e nero. Erano molto cattivi perché erano sette e il sette rappresenta un numero malvagio, loro dovevano tutti fare del male per una magia antica.
Un giorno i sette uccellini si misero a parlare su come uccidere il pirrocoride visto che mangiandolo causava mal di pancia. Tenera sentì tutto quello che gli uccellini dissero e allora andò subito ad avvertire il pirrocoride. Per Tenera i pirrocoridi erano molto cari perché le ricordavano la sua infanzia quando andava a spasso con sua madre e quando giocava con loro sull’albero di castagne.

Il pirrocoride tutto confuso disse: ma... non è colpa mia, loro hanno ucciso tutta la mia famiglia e adesso io soffro molto. Gli uccellini sentirono tutto e sia arrabbiarono molto, ma così tanto che andarono in cerca di Tenera perché volevano mangiucchiarla. Il pirrocoride visto che era molto furbo avvertì subito Tenera e a lei venne una grande idea. Disse al Pirrocoride che doveva prendere briciole di pane e disse al suo caro amico di fare la pipì sopra le briciole (visto che era velenosa), poi si nascosero dietro l’albero di castagne e buttarono le briciole d’appertutto. Gli uccellini così affamati mangiarono tutti le briciole e dopo 7 minuti venne loro un gran  mal di pancia. Tenera e il pirrocoride si misero a ridere perché si lamentavano molto. Dopo settanta giorni tutti i sette uccellini vennero a chiedere scusa ai due e tutti diventarono amici inseparabili.





mercoledì 7 dicembre 2016

Ore undici: lezione di storia… del Pilastro.

Intervista a Sergio Spina

Tutto inizia dalla biblioteca del Pilastro che è dedicata a Luigi Spina, padre del maestro Sergio Spina, insegnante alla scuola Primaria Romagnoli, proprio qui di fronte a noi. 
Oggi il maestro Sergio è ospite nella classe 3^A e viene intervistato.

Prima domanda: Chi era Luigi Spina?
Prima risposta: Luigi era un operaio delle ferrovie emigrato all’inizio degli anni ‘60 e occupato allo scalo ferroviario vicino al Pilastro (che allora non esisteva). Aveva anche faticato a trovare casa in affitto perché meridionale (in quel tempo le persone del sud Italia, ma anche del Veneto e del Friuli, si spostavano in cerca di lavoro), e come in ogni epoca le persone sono diffidenti verso gli stranieri. 
- voci: i meridionali non sono stranieri, si però è lo stesso. -

Seconda domanda: Quando arriva al Pilastro?
Seconda risposta: Arriva nel 1965. Allora vi era solo un gruppo di case popolari appena costruite, un giornalaio, qualche venditore ambulante. Per il resto c’erano cantieri di case in costruzione e zone agricole. Il progetto del comune era di costruire un nuovo quartiere per ospitare gli immigrati in arrivo. Le strade non erano ancora asfaltate, ci si spostava in bicicletta. Qualche anno dopo arrivò l’autobus, ma solo fino al ponte sulla tangenziale.

12 luglio 1967: viene inaugurata la tangenziale 
su progetto degli ingegneri Francesco Fantoni e Giorgio Mondini. 
Foto dell'Archivio Fondazione Gramsci dell'Emilia-Romagna

Terza domanda: Come si viveva al Pilastro?
Terza risposta: La gente si vergognava e diceva di abitare a S. Donato. Il primo anno nelle case popolari non funzionava il riscaldamento. Non c’era una scuola e bisognava andare in città con l’autobus. Fu così che si formò un comitato popolare. Le persone iniziarono a chiedere i servizi necessari: Il riscaldamento, le scuole, i negozi, i luoghi dove riunirsi.


9 luglio 1966: viene inaugurato il primo nucleo di circa 400 alloggi al Pilastro. 
Accoglie circa 2500 abitanti, ma mancano i servizi di base: 
acqua, riscaldamento, strade asfaltate, trasporti pubblici. 
Foto Piero Casadei.

Quarta domanda: Cos’è un comitato popolare?
Quarta risposta: E’ una riunione di persone che si vedono e si parlano, discutono sulle proprie necessità e tutti insieme chiedono alle istituzioni quello che serve. Luigi è uno di quelli che anima il comitato, ci crede. Lui è iscritto al Partito Comunista, un partito che si occupava dei problemi dei lavoratori. Luigi si occupa con passione ai problemi sociali (spesso i vicini gli portavano a casa dei regali ma lui si arrabbiava, diceva che non era il caso).

Quinta domanda: Perché hanno dedicato la biblioteca a Luigi Spina?
Quinta risposta: Nel 2006 qualcuno si è ricordato di quel signore che tanto ha fatto nel quartiere: delle battaglie sociali per avere più servizi ed anche la biblioteca nell’interesse di tutti. Infatti una succursale della biblioteca comunale nacque al Pilastro subito dopo la costruzione della scuola, sempre per la pressione sociale degli abitanti con Luigi in testa. Oggi è la sede centrale della biblioteca di quartiere, ci vengono anche da altre parti (prossimamente ne parleremo nel nostro blog).

Ultima domanda: Puoi dire in poche battute le tappe del cambiamento del Pilastro fino ai giorni nostri?
Ultima risposta: La periferia è sempre un luogo isolato, con il tempo i giovani hanno iniziato a costruire bande al posto di comitati, alle difficoltà si è reagito cercando un benessere artificiale, anche con la droga, o con l’alcool (che è una droga legalizzata). La voglia di un mondo migliore ha lasciato il posto ai sogni artificiali che in cambio di un attimo di benessere ti bruciano il corpo. Per motivi politici l’informazione non ha esitato a criminalizzare l’intero quartiere, che intanto subisce la decadenza per le difficoltà legate a lavori sempre più dequalificati e scarsi. Così si vive al Pilastro ma si va fuori a trovare i soldi per sopravvivere. Nel tempo i piccoli criminali diventano gruppi. Intanto il quartiere cambia e si arriva alla vicenda della Uno Bianca (che nulla c’entra con la storia del Pilastro). Ancora oggi (dopo che il quartiere è cambiato ospitando i nuovi migranti) c’è una difficoltà di relazione tra cittadini del Pilastro e il resto della città.



martedì 22 novembre 2016

Nella notte entreremo

Poesia di Pablo Neruda
Una poesia è un’occasione per viaggiare. Quelli della 3^ A (scuola Media Saffi) hanno appena fatto un viaggio ispirandosi ad una poesia di Pablo Neruda. Un viaggio notturno, tra muri e ombre, stelle e passi silenziosi.

Il prof. ha fatto domande a cui rispondere è difficile, troppe le risposte possibili ma nessuna valida fino in fondo. Cosa chiede una poesia? A cosa serve la poesia?
Quelli della 3^ A hanno preso per buona la risposta che la poesia non chiede nulla e che non serve a niente… niente di materiale e di pratico almeno. Su istigazione del prof. hanno utilizzato la poesia, l’hanno letta in classe e declamata, hanno iniziato a trasformarla con una riscrittura nel rispetto delle linee tracciate dal poeta.

Presenteremo adesso la poesia di Pablo Neruda, subito dopo proporremo le poesie scritte da alcuni studenti della 3^ A.


       foto da Wikipedia                                                                              

Nella notte entreremo
a rubare
un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Ancora non se n'é andato l'inverno,
e il melo appare
trasformato d'improvviso
in cascata di stelle odorose.

Nella notte entreremo
fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

E cautamente
nella nostra casa,
nella notte e nell'ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.

... ora le proposte poetiche degli studenti (sono parole suggerite dal poeta verso cui bisogna avere un rispetto profondo)...

Elmedin
In estate andremo
a giocare
in un campo di calcio con gli angeli 

Passeremo la metacampo
nelle profondità dei difensori
due angeli nella fascia destra

Ancora non è finita la partita
e l’arbitro trasforma 
tutta l’adrenalina in un fischio

ma nel secondo tempo passeremo
nell’ombra del campo avversario
e con un dribbling avremo 
vinta la partita

E pian piano torneremo a casa
con la luce della coppa
e le nostre grida di felicità.

Youssef

Nel pomeriggio entreremo a rubare
 una banca
con dentro diamanti,

passeremo il laser,
in giardino due ombre nell’ombra
ancora non se n’è andato l’allarme
e il passo si è ormai affrettato

Nella notte entreremo al suo interno
e con le nostre piccole mani 
ruberemo i soldi e i diamanti
che luccicano come stelle

cautamente nella grande banca
silenziosi ci intrufoleremo 
nella notte e nell’ombra arriveremo con i passi silenziosi

Saremo ricchi con il profumo dei soldi.

Merusche

Nella notte entreremo 
a rubare nel frigo 
una torta

 passeremo da una stanza all’altra
nell’oscurità della notte
due ombre nell’ombra

Ancora non se n’è andata la fame e
il piatto svuotato sembra trasformato.

Ritornerò nel frigo e mi fionderò nel cibo
d’improvviso una cascata di cioccolato e pan di stelle
mmmmmm

Cautamente mi rotolerò 
da una stanza all’altra
nella notte e nell’ombra

entrerò con passi pesanti

fin nella mia stanza e con il silenzio
con il ricordo del profumo del cibo
che abbiamo mangiato


venerdì 11 novembre 2016

Laboratorio di Econarrazione



Questo è il secondo anno del Laboratorio di Econarrazione. 
Realizzato dal Servizio Socio Educativo del quartiere e la Scuola "Saffi".
Un'occasione per visitare i parchi del quartiere e ascoltare le mille storie della natura.
A raccontare è Gianumberto Accinelli, 



                                ... mentre i valenti studenti prendono appunti...

Accinelli è un esperto entomologo che narra dei comportamenti e degli adeguamenti adottati dalle specie viventi. Tutti insieme facciamo delle visite nei parchi cittadini per incontrare la vita minuta che vi cresce. Dalla formica al pettirosso, dal filo d'erba alla corteccia di un albero o agli abitanti delle pozzanghere si cercano occasioni che permettano di avviare racconti.


Qui di seguito un video realizzato dalla nostra redazione con un estratto delle narrazioni ecologiche di Accinelli.


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Il laboratorio coinvolge gli alunni della scuola "Saffi" di volta in volta inseriti nel laboratorio. Attraverso l'ascolto, la registrazione e gli appunti raccolti durante le uscite nei parchi, si cerca di stimolare la curiosità verso la natura e le sue manifestazioni. Inoltre attraverso l'ascolto di storie che spiegano il processo evolutivo di piante ed animali si cerca di creare, individualmente e collettivamente, racconti che mettano insieme i luoghi (parchi e giardini pubblici), le curiose storie della natura e le memorie personali legate agli stessi luoghi.


L'attività ha lo scopo di rafforzare le capacità di scrittura e di migliorare le competenze linguistiche.


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             "I racconti di Gianumberto seguono un filo simile a quello lanciato dal ragno, si attacca per un attimo e spicca il salto successivo."





Gianumberto Accinelli nasce nel 1969 a Bologna e, dopo aver appreso in una lezione universitaria di entomologia che i coleotteri cavernicoli sono criptometaboli, decide che lo studio degli insetti sarà la sua strada. Forte di questa convinzione e animato da uno spirito ecologico, consegue con il gruppo di lotta biologica dei professori Giorgio Celli e Stefano Maini la laurea in agraria e il dottorato di ricerca con sperimentazioni sulla lotta biologica. Nel 2005, grazie ad una sovvenzione europea, fonda il progetto Eugea, del quale si autonomina democraticamente Presidente. Ha passato lunghi periodi di studio e di insegnamento negli Stati Uniti e nella Repubblica Haitiana. In tale isola, tra le altre cose, ha imparato un miracoloso rito d’amore. Attualmente, oltre a dirigere il gruppo Eugea, è insegnante di econarrazione presso la Libera Università dell’autobiografia di Anghiari e di Ecologia applicata all’ordine degli architetti.







giovedì 3 novembre 2016

Racconto di Andrea

Questo racconto è preso dall'archivio della scuola Saffi, un vecchio lavoro svolto dalla terza A di alcuni anni addietro. Partendo dalla storia raccontata da Dante nella "Divina Commedia", nei primi canti dell'Inferno, sono stati prodotti alcuni racconti ispirandosi liberamente alle vicende che il poeta descrive. Quello qui di seguito proposto è il racconto di Andrea. Un lavoro scritto a getto continuo e in stile surreale.





E’ tutto oscuro con alberi grandi e senza foglie. Ci sono lumache giganti e zanzare tigri. Fa molto freddo e ha paura e in più il telefono non prende perché non c’è campo. Vicino ai piedi sente qualcosa di viscido: un serpente lo sta per legare ma fugge correndo fino a trovarsi davanti a una grotta. Sopra la grotta c’è scritto: “Divieto d’ingresso”. E’ curioso di vedere cosa c’è dentro ma non ha coraggio. Decide di tornare verso il bosco e prende coraggio e dopo un po ritorna nella grotta e si calma. Il giorno dopo si alza e entra dentro la grotta ancora pieno di paura, cammina tutta la giornata fino a quando vede una porta, bussa, chiede se c’è qualcuno e entra. Vede una parete piena di lingotti d’oro, vede un’altra porta, la apre e trova un ragazzo che lavora. Gli chiede come si chiama, lui si gira, scopre che è suo fratello, lo saluta e gli chiede dove siamo. Lui dice nella foresta. Dopo apre un’altra porta e di là c’è una città, va dal barbiere e si taglia i capelli, poi va a dormire. Il giorno dopo si alza e ritorna da suo fratello, lui gli chiede se vuole comprare una macchina, risponde di si e con la macchina nuova dentro la grotta visita l’inferno insieme a un diavolo. Dentro ci sono più di mille schiavi che lavorano, e hanno la schiena tutta segnata dalle frustate, chiedono aiuto e il diavolo si arrabbia di più e li frusta ancora. Loro si mettono a lacrimare per il dolore. Quando esce corre subito da suo fratello e gli dice che ha visto l’inferno ma lui gli dice di non dirlo a nessuno, Poi con il fratello va al canile e vuole prendere un cane, ma il cane non si vuole separare dalla sua mamma e allora li prende tutti e due. Va a dormire e quando si sveglia vede la casa piena di gente: è il suo compleanno; vede anche la mamma e il papà e corre da loro. Il cane gli porta tre portafogli pieni e così può dire che è il compleanno più bello che ha mai fatto.